Valeria Soave

Formazione per insegnanti di italiano

Da quello che mi raccontano i miei studenti che frequentano o hanno frequentato corsi con altri insegnanti, o lezioni con altri professori su piattaforme online, dalla partecipazione a forum di insegnanti di italiano e anche dalla mia recente esperienza in associazioni di volontariato in Italia dove si insegna L2 a migranti, mi sono resa conto che ci sono sia ottimi professionisti in questo campo, sia insegnanti ‘old school’ con molte idee poco efficaci in merito all’insegnamento della lingua. Essere madrelingua e aver imparato l’analisi grammaticale, logica e del periodo, a cui si dà molta importanza nella scuola italiana, non è sufficiente per essere in grado di insegnare la lingua e può risultare un’esperienza estremamente frustrante sia per l’allievo che per l’insegnante, per quanto si faccia con le migliori intenzioni. Spesso è quasi meglio un insegnante non madrelingua che sia passato/a personalmente attraverso il processo di apprendimento e abbia una formazione in didattica.

Sembra che sia comune tra gli insegnanti esprimere la propria disperazione perché lo studente non ha interiorizzato quello che loro hanno spiegato varie volte, o perché – esagero – dopo aver ripetuto tutti insieme le sei forme (io, tu, lui, noi, voi, loro) di un verbo al presente indicativo della prima coniugazione, radice e desinenza, dice ancora “come ti chiama?”. O perché non sa dire “Cos’ha fatto ieri”, se abbiamo fatto il passato la volta scorsa, abbiamo detto quando usare l’ausiliare essere e quando avere, quando concordare il participio passato, come fare un participio passato regolare nelle tre coniugazioni e la lista dei participi passati irregolari. A parte gli scherzi, questo atteggiamento di insofferenza, che finisce inevitabilmente per manifestarsi a lezione, anche solo dicendo NO, si ripercuote sugli studenti sotto forma di senso di colpa, intimidazione e paura di esprimersi, che sono proprio i filtri affettivi (il nervosismo) che inibiscono e bloccano l’apprendimento e li portano a dire “Che difficile! Non imparerò mai! Questo proprio non fa per me”.

Da un’altra parte, non sapere cosa fare in una lezione, come prepararla o strutturarla in modo che sia piacevole, efficace e motivante, o, al contrario, volersi attenere a una struttura rigidamente programmata senza lasciare spazio all’improvvisazione, così come dare per scontata la conoscenza della terminologia grammaticale, non rispettare il tempo di elaborazione del messaggio dello studente, la correzione ossessiva degli errori a scapito di quello che l’apprendente sta cercando di comunicare, fare lunghi monologhi di spiegazione, dare troppe informazioni insieme o, per contro, non sapere di cosa parlare o che pesci prendere, sono problemi frequenti anche tra i tutor madrelingua di italiano in molte piattaforme online di apprendimento linguistico, e spesso inducono gli studenti ad abbandonare l’impresa o a cercare un altro insegnante.

Ora, le certificazioni per l’insegnamento dell’italiano come lingua straniera, come il CEDILS e il DITALS II, che sono quelle che ho conseguito io (ma ce ne sono molte altre), sono di grande aiuto per imparare ad insegnare e provengono da università che hanno dedicato molta attività accademica all’insegnamento dell’italiano (la Ca’Foscari di Venezia, con Paolo Balboni e l’Università per stranieri di Siena). Tuttavia, in mancanza di tempo e risorse per sostenere questi esami, un’altra possibilità, se già fate questo lavoro, a parte formarvi da soli o assistere a webinar molto utili dal punto di vista del materiale, ma che spesso rimangono monologhi di esperti, è quella di ricevere un’orientazione con me in lezioni seminariali, individuali o di gruppo, dove metto a disposizione gli strumenti che ho accumulato in oltre due decenni di esperienza e formazione e dove, partendo dai vostri casi concreti, dalle domande e dai problemi specifici, arriveremo insieme a idee, materiali e metodi per risolverli.