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Valeria Soave

La fiducia costruisce ponti

Leggendo un contributo di una collega insegnante di italiano per stranieri, Silvia di ItalOS, mi sono trovata a riflettere sul concetto di ‘fiducia’ nella relazione tra insegnante e apprendente. Ero più propensa a parlare di ‘amore’, incondizionato e universale. L’amore crea la fiducia, la gentilezza, la dedizione, il piacere di trovare materiali e metodi per le lezioni, di ricevere l’illuminazione e l’oblio di se stessi che si realizzano quando si producono quei momenti ideali di conversazione reale, dove chi apprende si consegna al flusso della comunicazione, le parole emergono da sole per formare il messaggio e il controllo della forma diventa semi-automatico.

Ma forse, visto che ‘amore’ è una parola grossa e inflazionata, spesso collegata più a relazioni di coppia o di famiglia che non a un sentimento universalizzante, non territoriale ed estendibile a qualsiasi cosa, meglio utilizzare il concetto di ‘fiducia’, più sobrio e adeguato, altrettanto fondamentale e basilare. In che cosa si traduce la fiducia nelle mie lezioni? La prima parola che mi viene in mente è dedizione: essere devotamente concentrata sull’altra persona e sull’ascolto del suo flusso verbale e mentale, mentre allo stesso tempo sto vedendo quali strutture emergono, che materiali posso utilizzare e dove possiamo portare la conversazione. Preparare la lezione è qualcosa che non faccio più come prima, ormai il repertorio accumulato è molto ampio, e anche quando ho tracciato un canovaccio, nella maggior parte dei casi non lo rispetto, prendo altre direzioni e la lezione si costruisce da sola. Ho l’impressione che se nell’atto dell’insegnamento subentrassero pensieri esterni, come guardare costantemente l’orologio, quanto sto guadagnando, dove starei in questo momento, cosa dico adesso, perché non sa parlare al passato, e cose di questo tipo, il rapporto di fiducia risulterebbe fortemente compromesso.