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Valeria Soave

Spazio di idee migranti

Lavorare come libera professionista nell’insegnamento online dell’italiano come lingua straniera conduce in molti casi a un certo isolamento e a una certa necessità di confrontarsi e parlare con altre persone di quello che si vive, si capisce o si impara con gli studenti. Anche per questo esistono, meno male, gruppi ed eventi nei vari social, come ItalOS, che seguo da molto tempo, dove si condividono esperienze, idee, materiali, approcci o semplicemente storie, anche simpatiche.  Ricordo ad esempio la confusione di un mio alunno che invece di scrivere ‘ricconi’, persone molto ricche, ha scritto ‘ricchioni’, o chi ha ideato la parola ‘sabatodì’ per designare il sesto giorno della settimana… Per molte persone che si dedicano a questo, a volte è difficile staccare la spina e non trasformare in materiale di insegnamento qualsiasi cosa ascoltino o leggano: un cartellone pubblicitario, un annuncio alla stazione, una frase raccolta in un bar, o uno ‘slittamento’, preferisco non chiamarlo errore, di qualcuno che parla per strada, italiano o straniero che sia.

In questo senso, passare del tempo in una città italiana con una alta percentuale di persone migranti, a me che, nata e cresciuta vicino a La Spezia, sono espatriata in una parte della Spagna dove di migranti se ne vedono pochi, non può che farmi aprire le antenne verso tanta nuova informazione e tanti nuovi stimoli. E sì, va detto anche questo, la realtà delle persone in transito è stata quella con cui ho cominciato a fare questo lavoro più di venticinque anni fa a Bologna, dove ho studiato e da dove io stessa ho cominciato il mio di transito, ed è quella che più mi invoglia ad applicare le mie conoscenze a livello ‘extraufficiale’, cioè di volontariato, con persone straniere che vogliono imparare la lingua del loro paese di ‘accoglienza’, magari per migliorarla un po’ questa accoglienza.

L’aver avuto l’occasione e la fortuna di partecipare come volontaria a varie lezioni di italiano per persone straniere in associazioni di Genova, questa è la città dove ho trascorso poche settimane, mi ha portato a vivere ‘momenti di comprensione’ profondi, sia miei personali, sia degli apprendenti rispetto alla lingua o alla letto-scrittura, sia degli  insegnanti, rispetto a come fare lezione. Se è vero che l’approccio grammaticale sembra essere l’unico possibile – così abbiamo imparato le lingue a scuola – con litanie di coniugazioni verbali, lessico a grappoli e costante correzione dell’errore per paura che rimanga per sempre, o per non prendere un brutto voto – è anche vero che se si percorressero altre strade ed altri metodi, si andrebbe più incontro alle necessità di chi apprende, si farebbe meno fatica da ambo le parti e si avrebbero risultati migliori, magari anche meno indice di sconforto e di abbandono. 

Quando penso a tutte le cose che capisco ogni volta che insegno a una persona migrante o che mi trovo in una lezione di gruppo in una associazione, mi rendo conto che, da un lato, non so nulla e parto dal deserto di un foglio bianco, e dall’altro lato, che i metodi e materiali che utilizzo con i miei alunni online, adulti primomondisti e scolarizzati, si possono ‘attaccare’ e adattare molto facilmente a questi contesti. Solo un esempio: parlare della casa, mobili, oggetti e della loro localizzazione, descriverne una e disegnarla, è risultato molto utile a una ragazza indiana che fa la badante. E lì, entrano anche singolari, plurali, articoli, verbi, avverbi e preposizioni, ma non abbiamo bisogno di utilizzare tutte queste parole metalinguistiche, né di spiegare tutte le regole e le eccezioni in una volta sola.

Per concludere, una serie di pensieri, questa, unita all’isolamento della libera professionista ligure espatriata che forse ha voglia di tornare, che mi fa pensare alla possibile creazione di uno spazio online di condivisione e di autoformazione da parte delle persone volontarie che fanno appoggio linguistico di italiano L2 a migranti, dove potrebbero essere coinvolte, sempre in modo volontario, anche  persone che lo fanno professionalmente. Vedremo che forma dargli, qualsiasi suggerimento sarà ben accetto, per il momento chi fosse interessato/a, potrebbe scrivermi qui sotto nel sito, o direttamente a vsoave@gmail.com e raccontare qualcosa di sé, due parole, e magari più avanti, anche un’attività che ha funzionato o un caso difficile. Vediamo che forma prende.